Leggi questa guida alle Skill Claude e costruisci il tuo team di agenti AI
Come usare le Claude Skill in modo avanzato per creare agenti che lavorano al posto tuo.
Ogni rivoluzione tecnologica produce una finestra.
Una piccola fessura temporale dove chi capisce prima accumula un vantaggio che chi capisce dopo non recupera più.
Internet ha avuto la sua, dal 1995 al 2000.
I social network la loro, dal 2008 al 2013.
L’e-commerce un altro round, dal 2010 al 2018.
Adesso ne sta passando un’altra.
E sta passando più veloce di tutte le precedenti.
Magari te ne sei accorto anche tu, in queste settimane.
Apri Substack di sera, su un divano, mentre dovresti staccare. E vedi gente che delega a Claude la creazione di Caroselli, la scrittura di report o l’analisi dei dati economici dell’azienda.
Apri LinkedIn la mattina seguente. E trovi un consulente di trentadue anni che racconta come abbia spostato dentro un sistema AI personale tutto il lavoro pesante della sua agenzia.
Gli audit ai prospect, le revisioni dei copy, i follow-up dei clienti tiepidi.
Lui dorme. Il sistema gira.
E intanto, la maggior parte di noi usa ancora ChatGPT come un Google con la voce.
La differenza tra le due categorie non è il tool che usano.
È un concetto.
Si chiama skill.
E da qualche settimana ha trasformato Claude da assistente in dipendente.
Adesso, prima che tu vada avanti, voglio anticipare una cosa che potresti pensare.
“Dario, le skill le conosco già. Sono uscite settimane fa. Ne ho già qualcuna installata, ne ho letto su Linkedin, ne ho viste costruire in dieci minuti su YouTube.”
Lo so.
E non è il punto. Adesso capirai il perché.
Se invece sei tra i pochi che non hanno ancora capito di cosa stiamo parlando, ti spiego cos’è una skill in tre righe.
Una skill è un set di istruzioni che dai a Claude e che Claude ricorda nel tempo.
Un piccolo file di testo in cui scrivi cosa deve fare, come deve farlo, e quando deve attivarsi da solo.
Una volta che la scrivi, resta lì. La richiami quando ti serve, oppure la richiama Claude in autonomia ogni volta che riconosce il momento giusto.
Detta brutalmente: è il modo per spostare un pezzo del tuo lavoro dentro il sistema e non doverlo più rifare a mano.
Una nota importante prima di proseguire:
la maggior parte delle volte la skill non la scrivi tu, da zero, riga per riga. Chiedi a Claude di crearla per te. Tu gli spieghi a parole cosa vuoi che faccia, lui te la mette in piedi.
Ma è esattamente per questo che devi imparare COME chiedergliela.
Una skill scritta da Claude su una richiesta vaga ti consegna un dipendente da tre su dieci.
Una skill scritta da Claude su istruzioni precise, dopo che gli hai detto in che cartella metterla, come deve attivarsi, cosa deve controllare prima di agire, ti consegna un dipendente da nove su dieci.
In questa guida ti do esattamente quel set di regole. Non come si scrive una skill a mano. Ma come si chiede a Claude di costruirne una che lavori davvero.
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Tutti parlano di agenti. Le skill sono le fondamenta per creare agenti.
Negli ultimi mesi non si parla d’altro.
Agenti, agentic workflow, agentic AI, dipendenti virtuali, automazioni intelligenti.
Tutti vogliono il loro agente.
Quasi nessuno ha capito cosa sia davvero, e cosa lo renda potente.
Te lo dico in modo semplice, perché in giro c’è una nebbia tecnica che non aiuta.
Un agente è Claude (o qualunque modello) quando smette di rispondere e inizia a fare.
Quando legge file, esegue script, apre servizi, controlla risultati, decide il passo successivo, va avanti da solo finché il lavoro non è finito.
Niente di speciale. Tu hai già agenti che girano al tuo servizio.
Attenzione però.
Le skill sono il modo in cui gli dici come fare quel lavoro. Sono cartelle con un file di testo dentro (un semplice file .md) che Claude richiama al volo, solo quando gli servono.
Sono il modo in cui formi il tuo agente esattamente come formeresti un dipendente.
Senza skill, il tuo agente è un neoassunto talentuoso ma che non conosce la tua azienda. Brillante, sì. Utile, poco.
Con skill ben fatte, è un dipendente senior che sa esattamente cosa fare, come farlo, quando farlo, e con che standard.
Ecco perché ti ho detto sopra che le skill sono il pezzo più importante di tutto.
Sono il singolo pezzo più importante di quello che è successo in AI negli ultimi dodici mesi.
Più importante dei modelli più grossi.
Più importante delle interfacce nuove.
Più importante delle integrazioni con i tool che già usi.
Perché sono il primo strumento che permette a una persona normale di costruire un sistema che esegue, ricorda, decide, lavora di notte, e non chiede ferie.
Un sistema che fino a un anno fa potevi avere solo con un team di persone.
E nonostante questo, la maggior parte delle persone non ha capito niente di come si usano in maniera avanzata.
Le hanno trattate come i Custom GPT.
Le hanno scaricate da internet senza sapere come funzionano sotto.
Le hanno costruite seguendo tutorial da dieci minuti che le consegnano un risultato che funziona al trenta per cento di quanto promesso, mentre il presentatore con la magliettina nera fa la sua bellissima faccia da “guarda quanto è facile”.
Nei prossimi mesi il mercato si dividerà in due categorie nette.
Da una parte chi ha imparato a costruire skill straordinariamente efficaci, e si ritrova un team di dipendenti AI da nove su dieci che lavora ventiquattro ore su ventiquattro.
Dall’altra chi continua a non saper assumere, non saper formare, non saper delegare. E si ritrova un team di neoassunti da tre su dieci che produce risultati scadenti, e non capisce perché.
La differenza non sarà chi usa l’AI e chi no. Sarà chi sa formarla e chi no.
E questa guida è il tuo piano d’azione.
La mappa per imparare a costruirti una squadra di persone digitali straordinariamente capaci, abili, addestrate al tuo modo di lavorare, che lavorano per te ventiquattro ore su ventiquattro per permetterti di emergere nel mercato.
Imparerai:
Come scrivere descrizioni che attivano la skill nel novantacinque per cento dei casi, invece che nel cinquanta.
Perché scaricare skill già pronte da internet senza adattarle al tuo contesto è la scorciatoia che ti rovina di più Claude.
Come tenere il file
CLAUDE.mdmagro per non degradare l’attenzione del modello (qui il novanta per cento di chi pensa di essere avanti sbaglia).Come dare alle tue skill una memoria persistente che non si resetta a ogni sessione.
Come orchestrare più skill in una skill madre che parte la mattina mentre tu ti fai il caffè.
Come trasformare una skill in un’identità: un CMO, un CFO, un coach personale, ognuno con il suo contesto e la sua voce.
Come far uscire le skill dal computer per parlare con Gmail, Notion, Substack, la tua dashboard, qualunque servizio esponga un endpoint.
Il fix da una riga sola che, quando Claude ignora una skill che dovrebbe attivare, la richiama in modo affidabile.
Ti avverto in anticipo.
Non è una guida ultra tecnica per smanettoni.
È una guida strategica per professionisti e imprenditori con dentro pillole tecniche che, se le applichi, ti cambiano il modo in cui lavori entro un weekend.
Le skill non sono prompt. Sono dipendenti.
Quando scrivi un prompt, stai facendo una richiesta.
Quando crei una skill, stai assumendo una persona.
Un prompt finisce nel momento in cui Claude risponde.
Una skill resta lì, sullo scaffale, sempre pronta a essere richiamata, sempre con lo stesso metodo, sempre con gli stessi standard.
Non gliela riassumi a ogni nuova sessione.
Non le spieghi due volte come deve fare il lavoro.
Le hai dato un set di istruzioni una volta, e da quel momento lavora come quella persona.
Barry Zhang e Mahesh Murag, i due ingegneri di Anthropic che hanno costruito le skill, in un talk recente al summit AI Engineer la spiegano con un’analogia che mi è rimasta in testa per giorni.
“Chi vuoi che ti paghi le tasse? Mahesh, il genio matematico con 300 di IQ, o Barry, il commercialista esperto?”
Mahesh è geniale.
Risolve in cinque minuti problemi che a un umano richiederebbero una settimana.
Ma non vuoi che si metta a derivare il codice fiscale 2025 dai principi primi mentre tu stai per essere chiamato in Agenzia delle Entrate.
Vuoi qualcuno che lo conosce a memoria, che ha già visto mille casi, che sa quale forma usare in quale situazione.
L’agente generico AI oggi è Mahesh. Brillante.
Capace di cose straordinarie se gli dai guida sufficiente.
Ma sempre senza expertise di dominio.
La skill è il modo per renderlo Barry, il commercialista super esperto.
Adesso forse stai pensando:
“Va bene, ma posso fare la stessa cosa con i progetti di Claude o ChatGPT nella loro versione web”.
È un’obiezione di tre persone su quattro.
Ed è giusta solo a metà.
I progetti sono cartelle di contesto.
Servono per portare dati, documenti, riferimenti dentro una conversazione. Sono ottimi per quello.
Ma non incapsulano un metodo.
Una skill incapsula il metodo.
Un progetto ti dà i materiali. Una skill ti dà l’operaio che sa cosa farne.
Ed esiste una seconda differenza, più sottile, ma decisiva.
I progetti non si combinano.
Se hai un progetto di analisi marketing e uno di copywriting per le ads, e vuoi usare entrambi nella stessa conversazione, non puoi.
Devi uscire da uno, copiare il contesto, entrare nell’altro, ripartire da capo.
È il workflow di chi tiene quattro chat di ChatGPT aperte in quattro tab del browser, e ogni volta che gli serve un pezzo di contesto fa copia-incolla da una all’altra. Funziona. Ma non chiamiamolo sistema.
Le skill invece si combinano. Si intrecciano. Si chiamano tra loro.
Una skill di copywriting può richiamare al volo una skill di hook writing che a sua volta richiama una skill di brand voice.
Tre dipendenti che collaborano sullo stesso task, dentro la stessa sessione, senza che tu debba fare niente.
Claude Code è dove le skill diventano armi vere
A questo punto serve una precisazione tecnica, perché non tutte le superfici di Claude sono uguali.
Le skill funzionano su tre piattaforme diverse.
Claude.ai, la versione web e l’app per smartphone. Quella che usano un po’ tutti per chattare. Lì le skill esistono, ma le carichi a mano (impacchettate come zip) dalle impostazioni, e funzionano dentro la sandbox del browser. Quindi nessun accesso al tuo computer, nessun file, nessun comando reale.
Claude Cowork, l’app desktop per Mac e Windows lanciata da Anthropic per chi non è sviluppatore. Lì le skill girano dentro una piccola macchina virtuale isolata, possono toccare i file del tuo desktop, possono usare gli strumenti che Anthropic le ha pre-installato. È il livello intermedio: più potere del web, meno del Code.
Claude Code, l’ambiente più potente di tutti, che ti consente anche di sviluppare app, soluzioni, script e tutto ciò di cui potresti aver bisogno per elevare esponenzialmente la tua produttività.
Su tutte e tre puoi creare e usare skill.
Ma le tre superfici non sono equivalenti.
Su Claude.ai e su Cowork le skill funzionano, ma in versione contenuta.
Sul web le carichi a mano e girano in sandbox. Su Cowork sono più potenti (toccano i file desktop, usano alcuni strumenti pre-installati), ma restano dentro la macchina virtuale isolata di Anthropic. Niente esecuzione libera di comandi shell sul tuo computer, niente skill che chiamano altre skill in parallelo, niente automazioni schedulabili che girano da sole alle sette del mattino.
(non importa se non capisci tutte queste cose)
Su Claude Code raggiungono il cento per cento del loro potenziale.
Lì hanno accesso a tutto: il tuo computer, i tuoi file, le tue API, gli MCP installati, le pipeline di automazione che vuoi costruirci sopra. Possono richiamare altre skill al volo, lavorare in parallelo, leggere il filesystem reale, scrivere codice, eseguire script, schedulare task ricorrenti.
Lì smettono di essere assistenti e diventano dipendenti operativi.
Per questo io lavoro principalmente da Claude Code. Claude Code lo puoi usare nell’app desktop di Claude oppure, come faccio io, su VS Code, un app esterna.
Su VS code ho la possibilità di avere tante sessioni Claude aperte contemporaneamente e vedere tutti i file e le cartelle su cui Claude sta lavorando.
Ecco uno screenshot del mio VS code. (Se hai Marketers Pro, trovi il corso per installare VS code e usare claude code qui)
Se vuoi capire perché ho fatto questa scelta e come si parte da zero, ti lascio la prima guida della trilogia che ho scritto qualche settimana fa: Leggi questa guida e cambia per sempre il modo in cui usi l’AI.
Per il resto della guida assumo che tu stia usando Claude Code (in qualunque delle sue forme: App, VS Code, etc), o che abbia almeno l’intenzione di iniziare. Il 99% di quello che stai imparando lo puoi usare anche su Claude Cowork. Ma il suo potere completo si esprime nel Code.
L’anatomia di un agente moderno
Prima di entrare nel merito, lascia che ti dia un modello mentale rapido.
Senza questo, le pillole che vengono dopo sembrano slegate.
Con questo, capisci dove vivono nel sistema, e perché ognuna fa il suo mestiere.
Partiamo da un termine che sento usare a casaccio da mesi.
Anatomia di un Agente.
Un agente AI non è un’AI a cui fai una domanda e ti risponde.
Un agente è un’AI a cui dai un obiettivo, e lei decide da sola quali passi fare per raggiungerlo. Apre i file, controlla, decide se andare avanti, fa una verifica, riprova, chiama un altro strumento. Esegue.
ChatGPT con la prima Domanda-Risposta era un assistente.
Claude che apre il tuo Obsidian, legge tre file, capisce a quale progetto appartiene una nota, la sposta nella cartella giusta e ti mostra cosa ha fatto, è un agente.
Anthropic, quando ha lanciato le skill, ha spiegato che ogni agente moderno è fatto di quattro pezzi che lavorano insieme. Te li racconto uno per uno, in italiano semplice.
Pezzo uno: il loop dell’agente.
È il motore decisionale. Il “ragionamento” che gira in cerchio: leggo la richiesta, scelgo cosa fare, lo faccio, controllo il risultato, decido se ho finito o se serve un altro passo. Non lo vedi, succede dietro le quinte.
Ma è la parte che trasforma “rispondere a una domanda” in “completare un compito intero da solo”.
Pezzo due: l’ambiente in cui vive.
In inglese lo chiamano runtime environment.
In pratica è il mondo fisico in cui l’agente può operare.
Ha accesso ai tuoi file? Può aprire una pagina web? Può eseguire un comando sul terminale? Può scrivere uno script al volo?
Più ricco è l’ambiente, più cose può fare. Su Claude Code questo ambiente è il tuo computer intero.
Su Cowork è una piccola macchina virtuale. Sul web non c’è quasi niente.
Pezzo tre: gli MCP.
Sono i ponti verso i servizi esterni.
Un MCP è un piccolo connettore standardizzato che permette all’agente di parlare con Gmail, con Notion, con Google Drive, con la tua dashboard, con qualunque app che abbia esposto le sue funzioni. Senza MCP, l’agente è chiuso nella sua stanza.
Con gli MCP, esce, prende dati freschi, agisce nei sistemi che usi tutti i giorni.
Pezzo quattro: la libreria di skill.
Sono i set di istruzioni di cui parlavamo prima.
Decine o centinaia di procedure scritte da te (o scaricate dalla community), che l’agente richiama al volo solo quando servono.
La skill di copywriting si attiva quando devi scrivere un copy. La skill di analisi marketing si attiva quando devi analizzare.
Tutte le altre restano nello scaffale, silenziose, senza pesare sul ragionamento.
I primi due pezzi (loop e ambiente) li costruisce Anthropic.
Gli MCP li costruisce la community o li installi tu da repository pubblici.
Le skill, invece, le costruisci tu. Sono il pezzo più tuo del sistema.
Il salto di consapevolezza è uno solo.
Dare un lavoro nuovo al tuo agente oggi significa scegliere gli MCP e le skill giuste.
Perché la maggior parte delle skill sono ridicole
Adesso veniamo alla parte scomoda.
La maggior parte delle skill che vedo in giro su Twitter, su Reddit, sui canali YouTube di gente che insegna AI con il cappellino della loro startup, sono mediocri.
Lo dico perché chi le costruisce sta commettendo gli stessi cinque errori.
Sempre gli stessi cinque. Da mesi.
Una nota prima di proseguire, perché potrebbe rispondere a un dubbio che hai già in testa.
Non è detto che la skill la debba scrivere tu, da zero, riga per riga.
Anzi, il modo intelligente è il contrario.
Apri Claude Code, gli dici a parole cosa vuoi che la skill faccia, e lui te la scrive.
Te la mette nella cartella giusta, ti propone la descrizione, ti chiede chiarimenti dove serve. Tu la leggi, la correggi, la rifinisci.
Il tuo lavoro è capire come dovrebbe funzionare.
Il lavoro di Claude è metterla in piedi.
Quindi quando ti parlerò di descrizioni, di file di supporto, di logica spostata fuori, non ti sto chiedendo di diventare programmatore.
Ti sto chiedendo di sapere quali sono le scelte che dovresti dire a Claude di fare al posto tuo.
Detto questo, vediamo i cinque errori.
Errore numero uno: trattare il file della skill come un prompt più lungo del solito.
Ho visto skill di duemila righe.
Pagine intere di istruzioni accumulate senza struttura, senza gerarchia, senza pietà per chi (compreso Claude) deve poi leggerle.
Non sono skill, sono pipponi.
Una skill è un manuale strutturato, non un saggio universitario sulla tua filosofia operativa.
(Quanto deve essere lunga una skill, e dove va messo tutto quello che non entra nel file principale, te lo spiego nel principio numero tre. Per ora tieni a mente: meno è meglio.)
Errore numero due: scrivere descrizioni educate.
Quando crei una skill, ogni file ha due parti.
La prima è una breve descrizione in alto, di poche righe. È il riassunto di cosa fa la skill e quando deve attivarsi. La seconda è il corpo, dove spieghi nel dettaglio come si deve comportare.
La parte che ti serve capire bene è la prima.
La descrizione è la riga che Claude legge prima di decidere se usare la tua skill o ignorarla.
È il vero motore.
È quella che decide se Claude la chiama o la ignora quando tu scrivi qualcosa nella chat.
Se la descrizione di una skill che serve per scrivere post LinkedIn dice “Questa skill aiuta a scrivere post LinkedIn”, stai praticamente garantendo che non si attiverà mai.
Sembri carino e disponibile. Sei invisibile.
La descrizione deve essere imperativa, contenere parole-trigger esplicite, dire chiaramente quando va usata. Tipo: “USA SEMPRE questa skill quando l’utente dice scrivi un post, scrivi su LinkedIn, fammi un post per LinkedIn”.
Non è la descrizione del prodotto sul packaging.
È un’istruzione di attivazione che il modello deve riconoscere al volo, mentre stai facendo altro.
(La formula esatta che uso per scrivere descrizioni che si attivano nel novantacinque per cento dei casi te la do nel principio numero uno più avanti nella guida).
Errore numero tre: ammassare tutto in un file solo.
Mille righe di skill non sono migliori di duecento.
Sono peggiori.
Claude valuta il rapporto tra la quantità di istruzioni e la richiesta dell’utente. Quando le istruzioni diventano troppe, la qualità delle decisioni peggiora. Le istruzioni iniziano a competere tra loro, e Claude ne perde pezzi.
Le skill professionali fanno esattamente il contrario.
Hanno il file principale corto. I dettagli, gli esempi lunghi, i casi particolari sono in file di supporto, dentro la stessa cartella della skill, che Claude apre solo quando gli servono per il compito specifico.
In gergo si chiama “caricamento on-demand”, che vuol dire semplicemente: il sistema sa che esistono, ma non li legge tutti subito. Va a recuperarli al volo solo nel momento in cui scattano.
Stessa logica per quei pezzi di lavoro che sono pura esecuzione meccanica (tipo: “scarica i dati dall’API X, filtra le righe, salva in formato Y”).
Quelle non le scrivi nella skill come istruzioni in italiano.
Le metti in piccoli script esterni, cioè file di codice che Claude lancia quando deve eseguirle.
La skill diventa la regia.
Lo script diventa l’operaio che esegue il pezzo deterministico.
Per “deterministico” si intende: una procedura che dato un certo input produce sempre lo stesso output.
Lavoro automatico, ripetibile, che non richiede ragionamento. Quel tipo di lavoro non lo dai da fare al modello AI ogni volta. Lo isoli, lo metti in uno script, e lo richiami.
Risultato: la skill resta leggera, Claude pensa lucidamente, e la qualità non collassa.
(Tutto questo lo riprendo nel principio numero tre, dove ti spiego anche perché il file più importante di tutto il sistema, quello che si chiama CLAUDE.md, va tenuto sotto le duecento righe. Se finora pensavi che “più scrivo, meglio funziona”, lì cambi idea.)
Errore numero quattro: skill isolate che non parlano tra loro.
Una skill da sola è uno script.
Cinque skill che si chiamano l’una con l’altra sono un sistema.
La differenza in produttività tra le due cose è enorme.
Ma quasi nessuno costruisce sistemi.
Tutti si fermano alla foglia. Una skill, due skill, tre skill, ognuna nel suo angolino. Mai una rete in cui una skill madre lancia tre skill figlie in parallelo, ognuna fa la sua parte, e il risultato torna integrato.
Per renderla concreta: una skill di copywriting che, quando si attiva, chiama da sola la skill di hook writing per la prima riga, e la skill di brand voice per il tono. Tre dipendenti che collaborano sullo stesso lavoro, dentro la stessa sessione, senza che tu debba fare niente.
Quella è una rete di skill.
Le persone si fermano sempre alla skill singola, e poi si lamentano che “non sono una vera rivoluzione”.
(Questa mossa, quella che cambia tutto e di cui ti ho parlato nelle promesse all’inizio, te la racconto nel principio numero cinque. Aspetta, perché lì succede qualcosa di interessante.)
Errore numero cinque: dare per scontato che il trigger automatico funzioni.
Non funziona sempre. Anche con descrizioni perfette, Claude a volte ignora la skill che dovrebbe usare.
Non perché sia stupido.
Perché tra le centinaia di pezzi di informazione che gli stanno passando davanti, non sempre scatta il riconoscimento.
Esiste un fix da una riga sola, che ti racconto nelle pillole avanzate, ma intanto: non dare mai per scontato l’attivazione automatica. Verifica sempre.
(La riga magica te la passo nel bonus tecnico verso la fine. Da sola, vale gran parte della guida.)
Ti riconosci in qualcuno di questi errori?
Nessun problema. Davvero, nessuno.
È solo che nessuno te li aveva ancora detti in modo chiaro, e magari ti sei beccato due o tre tutorial dove venivano celebrati come buone pratiche.
Adesso che li hai sotto gli occhi, possiamo passare alle cose buone.



